Il Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR) rappresenta una delle riforme ambientali più rilevanti degli ultimi anni a livello europeo. L’obiettivo non è semplicemente migliorare la gestione dei rifiuti, ma intervenire a monte, ripensando in modo strutturale la progettazione, l’utilizzo e l’immissione sul mercato degli imballaggi.
Per le imprese italiane questo cambiamento si inserisce in un contesto già consolidato, basato sul D.Lgs. 152/2006, sul sistema di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) e sul ruolo centrale di CONAI.
Il nuovo regolamento europeo, però, introduce un livello ulteriore di armonizzazione e una maggiore responsabilizzazione lungo tutta la filiera.
Il contesto italiano e la continuità normativa
In Italia la gestione degli imballaggi è già regolata da un sistema maturo. Le imprese sono abituate a operare attraverso consorzi, contributi ambientali e classificazione dei materiali secondo regole definite.
Il PPWR non sostituisce questo impianto, ma lo rafforza e lo sposta progressivamente verso una logica più preventiva. La differenza principale è che la conformità non viene più valutata soltanto nella fase finale del rifiuto, ma soprattutto nella fase di progettazione dell’imballaggio.
In questo senso, la sostenibilità diventa un requisito strutturale del design industriale e non più soltanto un obbligo di gestione a valle.
Gli obblighi dal 2026: cosa cambia nella pratica
Dal 12 agosto 2026 le imprese che immettono imballaggi sul mercato europeo dovranno garantire la conformità ai requisiti del regolamento. Si tratta di un cambiamento progressivo, destinato a diventare sempre più stringente nel tempo.
Il primo elemento centrale è il cosiddetto “design for recycling”, che impone la progettazione di imballaggi facilmente riciclabili. Questo comporta una revisione delle scelte materiali, con la riduzione di soluzioni multimateriale complesse e di componenti non necessari.
Accanto alla riciclabilità, il regolamento rafforza anche il principio della riduzione degli imballaggi. Peso e volume dovranno essere contenuti allo stretto necessario, evitando sovra imballaggi e sprechi. Questo aspetto avrà un impatto diretto soprattutto sull’e-commerce e sulla logistica, dove l’utilizzo di packaging eccessivo è ancora frequente.
Un ulteriore elemento di rilievo è la spinta verso il riutilizzo e i sistemi di refill, con obiettivi progressivi per specifiche tipologie di imballaggi e settori. In parallelo, vengono introdotte limitazioni più stringenti su alcune forme di packaging monouso non essenziali.
La documentazione di conformità e il tema operativo del DDT
Uno degli aspetti più delicati per le imprese italiane riguarda la gestione della documentazione di conformità. Il regolamento introduce l’obbligo di predisporre una documentazione tecnica e una dichiarazione di conformità per gli imballaggi.
Dal punto di vista operativo emerge una questione concreta: questa dichiarazione deve essere inserita nel DDT oppure gestita separatamente?
La logica del regolamento è piuttosto chiara. La dichiarazione di conformità non è un documento da inserire obbligatoriamente nel Documento di Trasporto. Il DDT resta uno strumento logistico e fiscale, mentre la documentazione tecnica deve essere predisposta dal produttore o importatore, conservata nel fascicolo tecnico e resa disponibile in caso di controlli.
Nella pratica aziendale è probabile che questa documentazione venga condivisa lungo la filiera nei rapporti commerciali strutturati, ma non rappresenta un allegato obbligatorio della singola spedizione. Si tratta quindi di un documento di sistema, legato alla gestione della compliance più che alla logistica quotidiana.
Il ruolo della filiera italiana e di CONAI
Nel contesto italiano il riferimento principale resta il sistema gestito da CONAI, che continuerà a svolgere un ruolo centrale nella gestione della Responsabilità Estesa del Produttore.
Le imprese dovranno continuare a garantire la corretta classificazione degli imballaggi e gli adempimenti contributivi, ma allo stesso tempo dovranno progressivamente allinearsi ai nuovi criteri europei.
Il regolamento rafforza inoltre l’importanza dei dati ambientali lungo la filiera. Informazioni su materiali, composizione e riciclabilità diventeranno sempre più rilevanti non solo per la compliance, ma anche per la tracciabilità e la gestione del prodotto.
Etichettatura e informazioni sugli imballaggi
Un altro cambiamento significativo riguarda l’etichettatura ambientale. Il regolamento introduce un percorso di armonizzazione europea che nel tempo sostituirà le attuali differenze tra Stati membri.
Per le imprese italiane questo significa prepararsi a un sistema più uniforme, con informazioni standardizzate sui materiali e sulle modalità di raccolta differenziata.
In molti casi le informazioni saranno riportate direttamente sull’imballaggio, con una crescente diffusione di simboli e marcature stampate sul packaging stesso. Questo vale soprattutto per scatole e imballaggi logistici, dove si andrà verso una comunicazione più immediata e integrata.
L’obiettivo è ridurre la frammentazione informativa e rendere più semplice per il consumatore la corretta gestione del fine vita del prodotto.
Implicazioni organizzative per le imprese
Il regolamento non rappresenta soltanto un adeguamento normativo, ma un cambiamento organizzativo trasversale.
Le decisioni sul packaging non saranno più isolate all’interno del reparto tecnico, ma richiederanno un coordinamento costante tra acquisti, produzione, qualità, logistica e sostenibilità.
La conformità diventa un processo continuo, basato sulla raccolta strutturata di informazioni lungo tutta la catena di fornitura e sulla capacità di dimostrare in ogni momento il rispetto dei requisiti normativi.
Il punto chiave: progettare, non solo conformarsi
Il Regolamento (UE) 2025/40 segna un passaggio decisivo verso un’economia più circolare, in cui l’imballaggio non è più un elemento accessorio della distribuzione, ma una componente progettuale centrale del prodotto.
Per l’Italia, che dispone già di un sistema strutturato come quello del CONAI e del D.Lgs. 152/2006, la sfida non è costruire un nuovo impianto normativo, ma evolvere verso una maggiore integrazione europea e una gestione più strategica del packaging.
Il cambiamento più profondo riguarda quindi il paradigma: passare da un approccio reattivo a uno progettuale. Le imprese che sapranno anticipare questa evoluzione non solo saranno conformi alla normativa, ma potranno ottenere vantaggi concreti in termini di efficienza, innovazione e posizionamento competitivo.
Scrivici a info@nicolettieassociati.it.
Saremo al tuo fianco per rispondere in tempi brevi nel migliore dei modi possibili.


