Forse vi è già capitato di sentir parlare di Design Thinking e di chiedervi: che cos’è? Oggi proviamo a spiegarlo.
Cominciamo a dire che si tratta di un modello operativo che si utilizza (anche, ma non solo) nei contesti aziendali per affrontare problemi complessi con un approccio creativo, capace di mobilitare tutte le risorse e le competenze a disposizione della squadra di lavoro.
Troppo vago e teorico? Proviamo a visualizzare il modello step by step del Design Thinking attraverso lo schema grafico elaborato dall’università di Stanford, che per prima ha messo a punto questo approccio.

Design Thinking: un modello in 6 fasi
Come vedete, il modello prevede 6 fasi: dalla comprensione del problema all’implementazione della soluzione.
Cosa intendiamo per “problema”? Molto spesso, nel mondo del business, può essere la necessità di offrire ai propri clienti o utenti un’innovazione a livello di prodotto o di servizio.
Il Design Thinking si propone di farlo così:
– sprigionando energie creative attraverso il coinvolgimento di un team quanto più possibile eterogeneo
– offrendo soluzioni superiori a costi e rischi inferiori
– in modo veloce.
Anche per queste caratteristiche qualcuno ha definito questo approccio come una medicina contro i pregiudizi radicati nel pensiero e nelle azioni. Quei pregiudizi che ci portano a difendere lo status quo perché “si è sempre fatto così”.
Torniamo alle 6 fasi in cui si può scomporre l’approccio operativo del Design Thinking: comprendi, definisci, progetta, prototipizza, testa, implementa. In cosa consiste nel dettaglio ciascun step? Proviamo a spiegarvelo, passo dopo passo.
Prima fase: comprendere

Cosa significa comprendere, in un’ottica di Design Thinking?
Partire dai destinatari del prodotto o servizio che si sta progettando. Empatizzare, ovvero immedesimarsi nei loro bisogni con gli occhi liberi da pregiudizi e preconcetti.
Osservarli nel loro ambiente, intervistarli, coinvolgerli attivamente.
Raccogliere in questo modo un bagaglio di dati e informazioni, che verranno rielaborati nelle fasi successive.
Seconda fase: definire

Cosa significa definire?
Usare le informazioni e i dati raccolti nella prima fase per farne una sintesi. Questa sintesi ci aiuterà a formulare una definizione del problema che stiamo affrontando il più possibile mirata e circoscritta.
Più questa definizione sarà dettagliata (in modo non puramente descrittivo ma anche intuitivo), maggiori sono le possibilità che nella fase successiva di progettazione le soluzioni e le idee emergano numerose e siano di buona qualità.
Terza fase: progettare

È la fase della generazione di idee.
Come? Ad esempio attraverso un brainstorming che coinvolge tutto il team, anche per questo è importante aver formato un gruppo eterogeneo per competenze e sensibilità.
È fondamentale usare un metodo collaborativo, non inibire nessuno nell’esposizione del suo punto di vista, lasciar fluire idee e proposte, senza perdersi nella definizione di quei dettagli che verranno messi a punto nella fase di prototipizzazione.
Cosa fare di tutte le idee? Operare una selezione, organizzandole secondo un criterio di priorità che scarti le soluzioni più ovvie e cerchi di privilegiare l’esplorazione di nuove strade.
Quarta fase: prototipare

Hai selezionato una manciata di idee, tra quelle emerse durante la fase di ideazione? Bene, trasformale in prototipi!
Il prototipo, in questo caso, può essere un modellino o una simulazione. Qualcosa di abbastanza rudimentale, veloce ed economico da realizzare e modificare. Serve a testare concretamente diverse soluzioni rispetto al prodotto o al servizio che stiamo progettando.
I prototipi non ti convincono del tutto? Prova a recuperare alcune delle idee scartate e prototipizza quelle!
Quinta fase: testare

Sottoponi i prototipi o le simulazioni che hai sviluppato al giudizio di un gruppo significativo di clienti/utenti.
Nel farlo, non parlare, non fare domande, non influenzare il loro giudizio. Osserva le loro reazioni, ascolta i loro commenti e poi chiedi loro una sola cosa: perché?
Dalle motivazioni dei loro feedback puoi imparare a sviluppare soluzioni ancora migliori da cui ricavare nuovi prototipi e realizzare nuovi test fino a identificare la soluzione ideale.
Sesta fase: implementare

Attraverso i test hai identificato la soluzione migliore?
Passa all’industrializzazione, realizzala su ampia scala, immettila sul mercato, acquisisci i feedback di utenti o clienti su larga scala.
Avvertenze e consigli finali
- La successione di fasi che abbiamo descritto deve essere agile e veloce.
- Il processo non sempre è lineare ma ricorsivo: prevede infatti un eventuale ritorno ai passi precedenti sulla base degli esiti delle fasi di prototipazione, di test e di implementazione.
- L’empatia con le persone è fondamentale e riguarda sia la centralità dei clienti/utenti, sia il coinvolgimento dei membri del team di lavoro.
Volete un libro per allenarvi sul Design Thinkig? Se masticate l’inglese leggete questo bel testo: Curious Act for Curious People.
- Molti altri approfondimenti sono disponibili nel sito dell’Università di Stanford che ha un intero dipartimento dedicato al tema.